BEATA GIOVENTU’

Se qualcuno a 18 anni mi avesse chiesto: “Mary dove ti vedi tra 10 anni?”, avrei risposto così: “ In una capitale europea con mio marito ed i miei figli ( almeno due!) lavorando come manager per una grande azienda multinazionale”. Alla soglia dei 30 avevo realizzato solo parte di quella visione: vivevo a Roma, lavoravo come product manager per una grande multinazionale anglo- olandese ma di marito e figli nemmeno l’ombra. Vi dirò di più, da due anni sguazzavo nella mia singletudine, aperitivi, feste, week end fuori porta e d’estate non mancava mai un viaggio ad Ibiza. Ma quando qualcuno mi chiedeva perchè fossi single, e giuro c’è ancora qualcuno in giro che lo chiede, rispondevo spavalda che era una mia scelta ed ironica aggiungevo che stavo selezionando accuratamente l’uomo con cui trascorrere la vecchiaia.

La verità è che mi chiedevo continuamente dove fosse finita l’altra metà della mela, anche meglio conosciuta come anima gemella. “E se una donna affamata se la fosse mangiata per sbaglio?”. Di solito questo era il genere di domande della domenica mattina, quando finita la festa e complice il silenzio di casa, riflettevo sul mio futuro. Talvolta però bisogna saper aspettare e lasciare solo che le cosa accadano: e così dopo una serie infinita di sfighe amorose grazie alle quali mi sono conquistata i titoli di Miss “Non troverò mai l’amore”, “Tutti sono innamorati tranne me” e per finirla in bellezza “Arriverò single ai 40″, qualcosa accadde.

Il giorno in cui io e T. ci siamo incontrati, nessuno dei due si aspettava di trovare l’amore. Colui che ha detto” tutto succede quando meno te lo aspetti” era uno forte, uno che aveva capito tutto, anche se quel tutto, ecco, non è proprio uguale per tutti. Per noi è stato un tutto speciale ma non affrettato .Ci siamo scrutati per la prima volta in una fredda sera di inizio Novembre, e abbiamo continuato ad osservarci nei giorni seguenti, a prendere fiducia quando sotto una pioggia battente abbiamo tentato di entrare in un museo per poi finire in un cinema. Non ci siamo arresi davanti ad un film deludente ma ci siamo avvicinati e guardati negli occhi per capire la sincerità di quegli sguardi. A siglare la fiducia un abbraccio, semplice, puro, di quelli che porti sotto la pelle, nella memoria dei ricordi belli, che ne senti ancora il profumo e l’intensità se chiudi gli occhi. Non eravamo per nulla uguali, ma follemente rapiti dalla diversità dell’altro. Ognuno porta con sé ferite di cui non sa liberarsi, che fanno male e sono difficili da vedere. Occorre avere pazienza ma soprattutto avere gli occhi sul cuore per saperle capire e curare.

To be continued…