Per te, come me, business girl

Come spesso accade, anche stamattina mi sono ritrovata in stazione all’alba. Non mi è mai piaciuto svegliarmi presto ed ancora mi costa fatica: quando suona la sveglia sono lì lì per spegnerla quando il senso del dovere prevale su tutto e mi butto giù dal letto. Ormai ho imparato tempi, spazi e persino odori di questa routine iniziata ormai da un anno. Quello che ancora non ho imparato a gestire sono le emozioni che mi accompagnano durante il viaggio, quelle che si infilano in valigia, nel necessaire e nei pensieri.

Stamattina ero al binario in attesa del treno, ferma con la mia valigia a guardarmi intorno. Mi piace osservare, la realtà è un palcoscenico dalle scene incredibili. Nonostante fosse presto, la stazione era piena di gente: turisti, pendolari, qualche studente. Ma al mio binario c’eravamo solo io e diversi business man. Uomini di affari. Tutti uguali: completo blu, camicia, senza cravatta che probabilmente avrebbero indossato prima di entrare in ufficio. Persi nei loro smartphone, a guardare chissà cosa.

Per un attimo avrei voluto sapere cosa stavano pensando, quale pensiero li aveva accompagnati stamattina in stazione, se anche loro chiudendosi alle spalle la porta di casa avevano sentito attaccarsi alle spalle il senso di colpa. A me si era attaccato tipo zainetto.

È un’emozione non da tutti: non per questo mi sento fortunata, non è come avere il dono dell’ ubiquità che in tanti vorremmo. Per provare il senso di colpa devi avere una grande sensibilità personale e riuscire a provare empatia. Il senso di colpa può talvolta diventare una trappola di emozioni negative.

Torniamo ai nostri uomini d’affari. Salgono sul treno uno dietro l’altro, si siedono nel loro vagone prima classe per immergersi nuovamente nei loro smartphone. La mascherina nasconde ogni loro emozione, gli occhi riflettono le luci dello schermo. Nessuna emozione apparente.

Quali potrebbero essere i loro sensi di colpa? Aver agito scorrettamente per raggiungere un risultato? Aver pensato di o tradito la moglie? Saranno così sensibili da vivere quell’emozione?

Resto seduta nella mia poltrona guardando fuori dal finestrino: Roma è ormai alle mie spalle e tiro quasi un sospiro di sollievo. Poi di colpo mi ricordo del senso di colpa. E realizzo: realizzo che anche io sono una “donna d’affari”, concentrata nel suo smartphone mentre un treno mi porta lontano dalla mia famiglia. Non sono politically incorrect a lavoro, non ho tradito il mio compagno, ma vivo costantemente con un pensiero: quello di non essere sufficientemente presente nella vita dei miei figli.

E non rinnego la mia emancipazione, frutto di anni di lotta di donne di gran lunga più coraggiose di me. È solo che quando mio figlio mi vede fare le valigie e viene vicino piangendo a pregarmi di non partire, in quel momento mi sento la mamma peggiore del mondo. Penso a come questo potrà influire sulla sua crescita, a come ogni mio comportamento/ azione possa riflettersi in lui e nel l’adulto che diventerà. E di colpo vado indietro nel tempo, quando una me bambina piangeva se la mamma partiva per accompagnare i suoi alunni nei viaggi d’istruzione o se doveva separarsi dal papà che d’estate restava in città per lavoro mentre noi andavamo in campagna.

La ricordo quella malinconia da separazione, quella necessità primordiale di restare attaccata a mamma e papà. Eppure l’ho superata e di certo il loro esempio mi ha aiutato a maturare una personalità indipendente e sicura ( a volte!).

Provo a ricordare i miei genitori, le loro reazioni al mio pianto, alle mie suppliche per rimanere insieme: entrambi rassicuranti, calmi nel trasmettermi che ci saremo visti presto, che se andavano via era per lavoro questo non significava togliermi attenzioni. Perché poi quando si stava insieme il tempo era relativo e l’unica cosa importante era stare bene.

Le lezioni arrivano sempre dal passato e spesso sono i nostri genitori a lasciarcele: siamo alla stazione di Firenze, mi alzo dalla poltrona e vado verso l’uscita. Lo zainetto con i sensi di colpa lo lascio qui, non lo voglio nel mio viaggio: Ritorno al mio posto ed inizio a fantasticare su tutte le attività da fare con i bimbi nel week end, perché ci voglio essere, senza emozioni negative, senza rabbia, per trasmettere loro lo stesso meraviglioso ricordo che conservo di me bambina con i miei genitori.

Il treno riprende la corsa. Molti uomini d’affari sono andati via, di nuovi ne sono saliti. Sguardi fissi sugli schermi e mascherina sul volto. Li guardo con occhi diversi, forse qualcuno di loro potrà capirmi. Così decido di scrivere questo post per ricordarmi perché scacciare i sensi di colpa quando torneranno a bussare.

M.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. mammalight ha detto:

    Ciao Amica mia! Conosco benissimo quella sensazione e ti posso dire. ora che i miei ragazzi sono grandini, che credo siano orgogliosi del fatto che lavoriamo e che siamo indipendente. Quando dopo un anno di disoccupazione, ho ritrovato lavoro in un bell’ufficio, mio figlio di sei anni era contento! Ricordo la sua reazione anche se voleva dire che non c sarei stata per lui durante i compiti al pomeriggio. E’ vero, gli mancherà qualche cosina rispetto a chi ha una mamma a disposizione h24, ma dobbiamo essere brave e fare di ogni momento, un momento di qualità. Bacini

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